Archivio mensile:febbraio 2016

I.E.S.A. IN PILLOLE

IL DIPARTIMENTO DI SALUTE MENTALEstanza

Si occupa di tutte le questioni burocratiche, assicurative ed amministrative. Fornisce un contributo alla famiglia di circa 1000 euro al mese, sotto forma di rimborso spese.

LE FAMIGLIE

Per diventare famiglia ospitante si richiedono alcuni requisiti:

-una stanza decorosa per l’ospite

-disponibilità a collaborare con gli operatori

-tempo libero, flessibilità, buona volontà ed un pò di pazienza.

GLI OSPITI

Gli ospiti partecipano al bilancio dando un contributo mensile.

L’EQUIPE I.E.S.A.

Periodicamente effettua delle visite domiciliari per monitorare l’andamento ed è a disposizione 24 ore su 24 per qualunque necessità.

ACCOGLI UN OSPITE!

I.E.S.A. e’ un servizio di volontariato qualificato realizzato dall’associazione PSICOPOINT in collaborazione con l’ASL TO4. Consiste nell’accoglienza fornita da una famiglia abilitata ad una persona che soffre di disturbi psichici, già in carico al Servizio di Salute Mentale. Questo servizio può essere esteso ad altri ambiti: adolescenti in crisi, anziani parzialmente autosufficienti, adulti con fragilità.

abbracciIl Dipartimento di Salute Mentale organizza l’inserimento tramite operatori qualificati (equipe I.E.S.A.) che si occupano del monitoraggio dell’inserimento e del supporto all’ospite e alla famiglia. Requisito indispensabile alla candidatura di famiglia ospitante e’ la disponibilità presso la propria abitazione di una camera da destinare all’ospite. Non sono richieste competenze specifiche, ma tempo da condividere con l’ospite ed una certa flessibilita’. Il progetto prevede un rimborso spese di circa 1000 euro al mese.

é interessante questo I.E.S.A. ma..

unapazzaidea

E se l’ospite si facesse del male.. ne risponderei io se cascasse e si rompesse una gamba in casa mia?

Partiamo dalla fine, gli ospiti sono assicurati, per se stessi e per i danni causati a terzi e cose. Per il resto siamo i primi noi a voler proteggere i nostri pazienti e le famiglie affidatarie. L’affidamento non vuole rompere gli equilibri che ci sono in famiglia, quindi deve andare bene per entrambi le parti. Non é la panacea di ogni male ma per alcuni pazienti é proprio indicato. Il “matto” può spaventare, ma spesso si tratta solo di pregiudizi e con la conoscenza si scopre che non é poi così difficile stare loro acconto.

Puoi smettere di chiamarlo matto.. ho capito, dirò ospite o paziente, ma sai com’è.. a volte i pregiudizi sono duri a morire.. Magari ci penso su, grazie delle informazioni….

Ok prenditi il tempo che vuoi, magari ti lascio un po’ di materiale, tieni presente che il passo successivo é la serie di colloqui di selezioni di cui ti accennavo, poi si é inseriti in una lista di attesa e si aspetta che venga individuato un ospite adatto. Segue la reciproca conoscenza con l’ospite e poi.. spesso di parte. Se vuoi altre informazioni sono a disposizione, anche per metterti in contatto con famiglie che hanno già intrapreso questo percorso.

A presto!

Se accolgo un ospite e le cose vanno male?

Capisco, ma se poi le cose vanno male?

Vedi é nostro interesse che non ci rimetta nessuno né la famiglia né tantomeno il paziente, e per questo che si resta in contatto con le famiglie incontrandole spesso anche con visite domiciliari. Al minimo segno di difficoltà si può sospendere o rinunciare alla convivenza dando il giusto preavviso. Con difficoltà intendo qualcosa che vada oltre il normale fastidio che qualunque convivenza porta con se’, e comunque la decisione viene presa insieme.

Ma durante il giorno cosa farebbe l’ospite?the-simpson

Ti rispondo con una domanda: “Tu cosa fai durante il giorno?”

Ma… ora che sono in pensione mi occupo della casa, dei campi, guardo la tv perché?

Beh potrebbe darti una mano nei campi, nella gestione della casa e guardare con te la tv, oppure starsene qualche ora per conto suo. Dipende dall’equilibrio che si creerebbe, dalle tue e dalle sue esigenze, per noi il fatto che l’ospite venga coinvolto nelle attività quotidiane della famiglia é una cosa positiva. E’ chiaro che non permetteremmo venisse sfruttato ma in linea di massima nemmeno che si comporti come fosse al Grand Hotel. Vedi non c’é una risposta unica, noi abbiamo anche previsto il caso che durante il giorno l’ospite possa recarsi fuori alcune ore a svolgere altre attività sul territorio. E’ possibile infatti che la persona svolga dei lavoretti, o che sia impegnata in attività ricreative o relative alla sua riabilitazione.

To be continued..